Covid-19 e Burundi

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Fino ad ora la infezione da coronavirus  ha risparmiato l’Africa sub-sahariana, ma purtroppo sarà questione di tempo.
In Burundi sono stati registrati i primi 2 casi di persone infette. Si tratta di 2 burundesi provenienti da un soggiorno all’estero.
Il governo ha preso i primi provvedimenti.

Formazione per prevenzione Covid-19

L’aeroporto di Bujumbura è stato chiuso. La situazione può avere ripercussioni anche sul piano politico data l’imminenza delle elezioni politiche previste per il 20 maggio.
A Ngozi non sono registrati casi di infezione. La direzione dell’ospedale ha già programmato i primi interventi di prevenzione. In questa fase è molto importante la formazione e l’informazione del personale.

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Congresso nazionale dei neonatologi burundesi

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Il 7 marzo si è tenuto a Bujumbura il congresso nazionale della Associazione Burundese di Neonatologia (ABUNE) a cui abbiamo preso parte.
In questa occasione la nostra Associazione e Chiesi Foundation sono state ringraziate per il lavoro svolto in Burundi nel settore materno infantile.
Il programma delle relazioni ha riguardato le principali patologie del neonato.

congresso Abune
Il gruppo dei partecipanti al convegno


Uno degli interventi, tenuto da Sandrine Mukeshimana, – chef de clinique della neonatologia presso l’ospedale di Ngozi -, ha riguardato la nostra esperienza a Ngozi nell’ambito del progetto Kangaroo Mother Care.

Inviato macchinario per la produzione di aria medicale

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Un’ottima notizia per il miglioramento delle nostre attività nell’ospedale di Ngozi.
E’ stato inviato in Burundi un’apparecchiatura per la produzione di aria medicale.
Il 40% dei neonati che nascono prematuramente soffrono di problemi respiratori dovuti all’immaturità dei polmoni.

L’apparecchiatura inviata, dal costo di 10.000 euro, verrà installata nel Centro di Neonatologia dell’Ospedale di Ngozi.

Servirà per produrre aria medicale e permetterà di somministrare l’ossigeno ai neonati con insufficienza respiratoria modulando la concentrazione secondo le loro necessità. In questo modo vengono evitate le possibili complicazioni – quali danni oculari o polmonari – che la somministrazione dell’ossigeno ad alte concentrazioni può provocare al nato pretermine.

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