Il Burundi è un Paese dalla storia molto antica che può essere visto come una zona ‘molto distante’ per chi non conosce nulla dell’Africa.

Ricco di una natura lussureggiante che offre paesaggi mozzafiato con le sue colline ondulata e i suoi laghi, con una remota cultura locale che ha origini antichissime, con una vasta trazione musicale e con una lingua abbondante di significati e di influenze acquisite durante la storia, il Burundi è un Paese che ha molto da offrire.

Conoscere meglio il Burundi significa scoprire quali sono i suoi usi e costumi più tipici, le sue espressioni più usate e i concetti che più appartengono alla sua cultura.
Per scoprire meglio questo meraviglioso Paese ecco un elenco con alcune parole chiave della società e dei modi di vivere burundesi.

Amarafanga

Amarafanga è il nome burundese usato per riferirsi ai soldi (sia le monete che le banconote), deriva dal francese ‘franc’.

La prima monete usata in Burundi è stato il franco del Ruanda-urundi introdotto dai colonizzatori belgi, il cui valore è rimasto sempre allineato al franco congolese usato nelle colonie belghe vicine al Burundi fino all’indipendenza del Congo nel 1960.

Il franco burundese è stato messo in circolazione poco dopo.

Amahoro

La pace. Si tratta di una delle parole più belle e conosciute del kirundi utilizzata principalmente per salutarsi.
È un saluto che ha un significato molto profondo che può anche voler dire ‘sono con te’ o fratellanza.

Viene usato per salutare amici e conoscenti lasciando intendere che il legame tra le persone che usano questa parola tra di loro è profondo e destinato a durare nel tempo.

È un modo di salutarsi che non dimentica delle sofferenze che molti burundesi hanno patito durante i periodi di guerra.

Banane

In Burundi non è un grosso produttore di banane, ma questo frutto è molto importante nel sistema alimentare dei burundesi che ne consumano molte, sia sotto forma di legume (banane platano) che di frutto. La banana è anche al centro delle relazioni sociali perché la birra alla banana è una delle bevande più consumate tra amici e in famiglia nei momenti di convivialità

Ci sono varie parole per riferirsi alla banana: il frutto generico è ibitoke, la banana dolce è igisahira , mentre la banana più amara è igikashi, quella usata per produrre la birra locale. Poi ci sono le banane lunghe, dette muzuzu, usate per accompagnare la carne.

Bière – birra

La birra è la bevanda nazionale del Burundi.  Si tratta di uno degli alimenti ‘socializzanti’ per eccellenza dato che si beve quasi sempre durante le manifestazioni o gli incontri sociali.
Il termine più generico per indicare la birra in Burundi è inzoga che rimanda genericamente anche a tutte le bevande fermentate.

In Burundi si bevono sia birre occidentali (Primus e Amstel, prodotte sul posto) e Heineken (importata) che birre di produzione locale, fatte essenzialmente con le banane o con il sorgo.

Brochettes – spiedini

Le brochettes sono delle sorte di spiedini di carne usate sia come pranzo veloce, sia per accompagnare la birra quando si beve in compagnia, ma anche come stuzzichini prima della cena in famiglia.

Le brochettes di solito sono fatte con parti di manzo (lingua, cuore, stomaco e fegato) che vengono infilate in asticelle di metallo o di legno per la cottura.
Più rare sono le brochettes fatte con la carne di cervo, che si trovano soprattutto nella parti più interne del paese.

Le preferenze di europei e occidentali normalmente vanno per quelle di manzo.

Buja

È il diminutivo usato dagli abitanti della ex capitale burundese, Bujumbura, la città più importante (adesso la capitale è Gitega), o dalle persone che ci vanno spesso, per riferirsi alla loro città, di cui è difficile parlino senza tradire un po’ di emozione nelle voce.

Bujumbura è una città abbastanza gradevole e accogliente: quando verrà in modo spontaneo di chiamarla così, Buja, si potrà dire di conoscerla davvero.

Café – caffè

Il caffè rappresenta il principale canale commerciale del Burundi. Sono principalmente due la varietà più diffuse: Robusta nelle zone di pianura, Arabica nelle zone di altitudine intermedia o sulle montagne.

La cultura del caffè in Burundi è cominciata all’inizio del XX secolo, introdotta in principio dai Padri bianchi e poi ‘imposta’ ai cuochi burundesi dai colonizzatori belgi.
La coltivazione e il consumo di caffè sono quasi esclusivamente destinati all’esportazione e forniscono un apporto monetario molto importante per i produttori agricoli.

In modo quasi paradossale, quindi, i Burundesi non sono grandi consumatori di caffè: non è qui che si può berne delle tazze di eccellente sapore, infatti, nonostante la sua qualità innegabile e il suo gusto prepotente.
L’arabica burundese ha invece ricevuto svariati premi internazionali nelle fiere di degustazione, come nel caso di Parigi, Boston o Nairobi.

Colline

Le colline burundesi (umusozi) sono considerate una vera e propria entità territoriale, umana, economica e amministrativa. Sono un elemento chiave dello spazio sociale e politico del Paese, ben lontane dall’essere semplicemente una parte del territorio più elevata e di forma arrotondata.

La loro conformazione morfologica è molto legata a tutta la realtà del territorio nazionale: la loro forma elevata e tondeggiante è visibile per quasi tutto il Paese ed è molto caratterizzante, tanto che il Burundi è giustamente detto ‘il Paese delle mille colline”.

I burundesi vedono le proprie colline sia come un insieme di rilievi sia come un’entità umana costitutiva dell’identità individuale e collettiva: la colline riunisce infatti una comunità di persone unite da legami familiari, matrimoniali ed economici che si definiscono prima di tutto con il nome della collina d’origine o di residenza.

Embutillages – ingorghi

Dire che la circolazione a Bujumbura è difficile è un eufemismo. Ci sono dei momenti della giornata, per esempio negli orari di entrata e uscita dagli uffici o tra le 16,30 e le 17,30 in cui le vie più centrali sono completamente congestionate.

I passanti, asfissiati dai gas di scarico, cercano di parlare in un ambiente reso caotico dai clacson di automobilisti frettolosi che talvolta prendono in prestito anche i marciapiedi e le canalette.
La guida è piuttosto anarchica, ma i conducenti sono abituati a questo caos e non si disperano.

Per un osservatore esterno si tratta di una situazione da guardare con una sorta di benevolenza, per chi la vive direttamente, va’ invece affrontata con pazienza e prudenza.

Èquilbre – equilibrio

Bisogna avere equilibrio e coraggio per portare certi cesti carichi di ceramiche, enormi caschi di banane intrecciati tra loro, bidoni pieni d’olio o di noci di palme, enormi sacchi di carbone… tutte cose che poi si trovano lungo le strade per la vendita.

Il trasporto in Burundi, sulla testa o con le biciclette, è un’attività molto generalizzata che richiede molto controllo ed equilibrio e lascia meravigliati gli stranieri che si chiedono come sia possibile condurre con tale dignità e fermezza dei carichi così pesanti ed ingombranti.

In realtà questo tipo di attività è molto faticoso, e lo sforzo fatte da donne e uomini si può intuire dai tratti tirati del volto quando hanno sulla testa questi grossi pesi.

I ciclisti invece sono capaci di lanciarsi con carichi pesanti fino a 200 kg per delle ripidissime discese senza alcuna esitazione e con biciclette anche senza freni…

Ewe

Ehi, tu”, pronunciato “éoué” è l’interazione più comune usata per rivolgersi la parola ed ha un tono piuttosto neutro anche se a volte l’intonazione di chi parla può indicare una certa condiscendenza nei confronti della persona a cui ci si rivolge in questo modo.

Gong unique

Teoricamente, nella pubblica amministrazione, in Burundi, vige dalla fine del 2004 il sistema della giornata lavorativa continuativa, detto gong unico, anche se in realtà è applicato in modo disomogeneo nei vari servizi, molti dei quali beneficiano di deroghe per mantenere una giornata lavorativa divisa in due fasi.

Ad oggi, nella pratica, questo sistema non è così praticato con gli uffici pubblici che di solito aprono dalle 7,30 alle 12,00 e dalle 14,00 alle 17,30.

La giornata lavorativa senza la pausa ha suscitato dibattiti all’interno del Burundi: ci si è chiesti se porta o meno vantaggi dal punto di vista economico. Il risultato è che gli orari di uffici e associazioni statali sono molto variabili e vanno verificati prima.

Haricots – fagioli

I fagioli, d’origine americana, costituiscono l’alimento base dei Burundi più rurale da svariati secoli, meno per le zone più urbanizzate.

In kirundi i fagioli si chiamano con il nome generico ibiharage, che si riferisce a decine di varietà differenti di fagioli e fave, e costituiscono una coltivazione fondamentale del Burundi, soprattutto per chi abita sulle colline, perché in grado di fornire le proteine mancanti a causa della scarsità di carne.
Sono coltivati in tutto il Paese con una preponderanza sull’altipiano centrale e nelle zone acquitrinose dei fondo valle, ma in realtà si trovano anche nelle zone con altitudine più basse.

Il grande vantaggio dato dalla coltivazione di fagioli è quello di consentire un ciclo vegetale rapido che permette più raccolti per anno. Esistono perfino delle varietà selvatiche che crescono spontaneamente in grado di consentire un extra molto apprezzabile nei periodi di magra o in caso di scarsità.

Hippoptames et crocodiles – Ippopotami e coccodrilli

Questi animali sono i più facili da vedere nelle grandi zone acquatiche del Paese, soprattutto nell’immenso lago Tanganica, nel delta del fiume Rusizi e sulle sponde del fiume Ruvubu.
Sono entrambi molto pericolosi, anche l’ippopotamo: nonostante un aspetto bonario non è così inoffensivo come si potrebbe pensare.

Gli adulti, in particolare, fanno da scudo ai più giovani quando i coccodrilli ne individuano uno come possibile preda e sono anche capaci di caricare gli intrusi, inclusi i turisti e i pescatori, se sentono messo in pericolo il gruppo famigliare.

Gli ippopotami provocano danni nelle piantagioni vicino all’acqua dove mangiano fino a saziarsi e causano anche delle collisioni notturne con le macchine, anche se da molti anni ormai frequentano meno le rive del lago Tanganica vicino a Bujumbura

Quanto ai coccodrilli, che è sempre meglio guardare da lontano o con il binocolo, i loro comportamenti pericolosi sono ben noti, per cui, quasi ovunque, ogni misura di cautela nel caso di immersioni nell’acqua, non deve essere presa alla leggera.

Ijambo

Il Burundi è intriso in una cultura molto incentrata sull’oralità che si serve di una lingua precisa e complessa, il kirundi, dove ogni parola è soppesata, scelta e usata con giudizio.

C’è un termine che esalta molto bene queta valorizzazione dell’oralità, si tratta di ijambo.

Ijambo è la parola al centro delle relazioni umane e sociali, quella usata per lodare quando è adoperata finemente, quella che non va sprecata e va usata con saggezza. Ijambo significa anche discorso, quello che scandisce a volte in modo solenne e molto lungo, la maggior parte dele tappe della vita di una persona e tutti i grandi eventi sociali

Degli ijambo vengono fatti di solito da uomini, nelle grandi cerimonie, come matrimoni, alla fine dei periodi di lutto, alle feste per i diplomi o ai battesimi.
Questi grandi discorsi sono molto attesi da tutto l’uditorio: l’oratore può anche mettere in mostra le sue doti di improvvisazione, di originalità e di stile retorico.

La prassi dei grandi discorsi verbali, quasi giostre dell’oralità, è una pratica molto antica che è arrivata ai nostri giorni anche nel campo della politica e nell’amministrazione pubblica.

Sfortunatamente, quando sono tradotti in altre lingue diverse dal kirundi, possono apparire come troppo pesanti e verbosi, per cui è meglio lasciarsi trasportare dall’ascolto della melodia del kirundi, anche se probabilmente non si capirà una sola parola.

Intore, inkoko e compagnia

Queste parole sono degli esempi molto caratteristici dei falsi omonimi nella lingua kirundi, che possono far nascere confusione perfino ai burundesi quando sono gli stranieri a pronunciarle per imparare la loro lingua.

Si tratta di parole il cui significato varia in funzione dell’accento tonico o a differenze di pronuncia pressoché impercettibili per chi non parla nativamente il kirundi che si presta ad avere suoni diversamente interpretabili.

Quindi, per esempio, nel caso della parola intore, a secondo del modo in cui è pronunciata la ‘o‘, può significare allo stesso tempo melanzana, una manciata di pasta di manioca, guardare uno spettacolo di danzatori/guerrieri o acquistare un pacchetto di sigarette di marca Intore…

La stessa confusione può verificarsi con un’altra serie di parole.
Per esempio la parola inkoko, a seconda della pronuncia, può voler dire sia galline che vimini o la parola isoko, che, se non ben pronunciata, può significare sia fontana che lato inferiore di una casa.

Questi sono solo alcuni degli esempi più tipici, ma il kirundi è una lingua con la caratteristica di avere parole che, anche se scritte allo stesso modo, cambiano di significato a seconda dell’intonazione o di dove viene messo l’accento.

L’intérieur

Il Burundi antico aveva delle logiche geografiche e politiche che pesarono molto in epoca precoloniali e che oggi spiegano la distinzione abbastanza netta operata dai burundesi tra Bujumbura, la città principale, e la piana dell’Imbo da una parte e il resto del paese dall’altra parte, che chiamano l’intérieur , l’interno.

Questa separazione corrisponde anche molto bene alla realtà del territorio burundese, poiché Bujumbura e la piana dell’Imbo, la regione circostante alla città, sono all’interno di una grande pianura che ha un altitudine molto meno elevata rispetto al resto del Paese che si sviluppa invece sopra un grande altipiano.


C’è anche una spiegazione più antica, perché il regno del Burundi si è prima formato e poi consolidato nei secoli, lassù, sulle colline.
Il potere monarchico si è stabilizzato sul grande altopiano centrale, più salubre rispetto alle regioni basse, dove ci sono anche temperature molto elevate, maggiore diffusione di malattie e aree paludose.

Per memoria dunque, l’interno del paese è anche il cuore politico e storico del Burundi, il luogo del potere reale tradizionale e dove è nata la nazione burundese.

Al giorno d’oggi questa valorizzazione dell’interno è un po’ venuta meno con gli abitanti di Bujumbura in particolare, che sentono, con un po’ di arroganza – che ammettono ma non correggono – di abitare nella parte più importante del Paese considerando il resto come una semplice campagna.

“De lait et de miel”

I burundesi spesso descrivono il loro Paese come un luogo in cui scorrono latte e miele. 
Il Burundi è una terra dove si pascola molto il bestiame e dove la mucca costituisce una vera e propria ricchezza sociale, politica ed economica.

Il latte si beve molto (amata) sia nella comune forma liquida che leggermente fermentato come una specie di yogurt. I formaggi sono comparsi in epoche più recenti e la loro produzione è stata implementata a partire dal periodo coloniale.

Il Burundi è anche un Paese dove l’apicultura è molto praticata: sono numerosi gli apicoltori che allevano dei grandi alveari di forma oblunga sospesi sui rami degli alberi producendo un miele delizioso. Si tratta di un miele molto profumato che viene degustato in molte occasioni.
È prodotto e consumato anche un idromele locale leggermente alcolico.

La mucca in Africa.

Marcher – camminare

Il Burundi è un paese in cui si cammina molto. Ogni giorno, chilometri e chilometri per arrivare ai campi, per far pascolare le mucche, per cercare l’acqua, per andare a scuola, in chiesa o negli uffici amministrativi locali.

Soprattutto i burundesi dell’interno sono dei camminatori instancabili abituati a percorrere distanze considerevoli sin dalla tenera infanzia.
Tuttavia anche a Bujumbura e negli altri centri più grandi questa abitudine si è mantenuta.

In tutto il Burundi le persone non si spaventano se devono camminare molto.

Mushingantahe

Mushingantahe letteralmente è ‘colui che tiene la bacchetta della giustizia’.  È una parola che indica una persona saggia, dotata di virtù pacificatrici e dalle qualità morali più valorizzate dalla società.

In realtà non è facile tradurre questa parola, che significa allo stesso tempo: uomo buono, saggio o notevole, consigliere, giudice o arbitro.
Si tratta della figura d’uomo per eccellenza che è stata alla base delle istituzioni giudiziarie e per la contribuzione della coesione sociale.

Venire chiamati in questo modo è indice di grande rispetto anche se bisogna fare attenzione a non rivolgersi a tutte gli uomini ‘maturi’ così, perché essere ben sistemati, sposati o padri di famiglia non significa per forza essere dei ‘saggi’.

Muzungu

Il termine Muzungu di solito è urlato dai bambini quando vedono passare degli estranei ed è utilizzato dai Burundesi in modo generico per riferirsi all’insieme degli uomini bianchi, agli stranieri di origine europea, e, in senso più ampio, di provenienza occidentale.

Anche se alla lunga possa lasciare un po’ perplessi l’uso continuo di questa parola per riferirsi agli stranieri, si tratta di un’espressione che non ha alcuna connotazione peggiorativa.

Mwani

Secondo la tradizione burundese la monarchia ha un’origine molto remota: risalirebbe al XVII secolo.

Il mwami, che si può tradurre approssimativamente con la parola re, durante i secoli è stato la figura centrale dell’organizzazione politica e religiosa del Regno del Burundi.
È il ‘padre dei Burundesi’, il simbolo del potere antico, il depositario dell’arte del tamburo ed ha una connotazione semi-spirituale.

Dopo il raggiungimento dell’indipendenza, nel 1966, il Burundi, in seguito a profonde trasformazioni avvenute durante il periodo coloniale, ha comunque abolito la monarchia.

Radios – radio

In un Paese dove quasi la metà delle persone adulte sa appena leggere e scrivere, il mezzo di informazione più diffuso sono le radio.

In Burundi, ad oggi, ci sono una quindicina di stazioni radio, alcune delle quali molto popolari.  Negli ultimi anni hanno preso molto piede soprattutto grazie all’emancipazione e alla professionalizzazione della figura del giornalista.

Si trasmette in kirundi, in swahli, in lingala, in francese e in inglese: le scelte non mancano per gli ascoltatori che possono tenersi aggiornati sugli ultimi avvenimenti accaduti nel Paese e nel mondo.
Si possono ascoltare anche grosse radio internazionali come Radio France International o la British Broadcasting Corporation.

Rugo

Il termine rugo indica sia la casa rurale che il recinto circostante costruito di solito con materiali naturali tutt’attorno al terreno entro il quale viene messo il bestiame per passare la notte.

L’accezione di queto termine è quindi abbastanza ampia, visto che rugo designa globalmente un’entità famigliare e comprende tutte le parti della casa, sia interne che esterne, che il terreno circostante.
Queste abitazioni di solito si ereditano ma possono anche essere acquistate o talvolta affittate a dei contadini.

Rwanda

Durante il periodo coloniale, sotto l’influenza tedesca e belga, il Burundi era associato al Ruanda sotto il nome di ‘Territorio del Ruanda-Urundi’. A causa di ciò, il Burundi, dopo decenni, soffre del problema di una facile e schematica comparazione con il suo confinante del nord.

I due Paesi sono spesso oggetti di paragoni e di generalizzazioni che sembrano negare la loro vera identità e la loro storia unica.

I fattori che legano il Burundi e il Ruanda sono molti in realtà: l’aspetto simile della popolazione, la composizione etnica, il territorio con le colline, la lingua, la cultura rurale… Le somiglianze esistono e spesso fanno si che i due Paesi vengano considerati quasi come due stati gemelli con contesti economici, sociali e politici molto simili e quasi intercambiabili. In realtà si tratta di falsi gemelli: conoscendo il Burundi nei discorsi tra la gente, nell’evoluzione politica, nelle pratiche sociali e nel suo territorio ci si accorgerà che le differenze sono più che numerose.

Tambours – tamburi

I tamburi e gli spettacoli dei battitori sono divenuti celebri durante le tourneès internazionali. Si tratta si esibizioni spettacolari che colpiscono e affasciano molto per l’impatto visivo e l’onda sonora che creano.
I tamburi burundesi sono fabbricati con un legno speciale, la cordia africana, hanno la forma di un mortaio e sono ricoperti con della pelle di mucca molto tesa.

Non si battono con le mani, ma con delle bacchette. Una particolarità è che ogni parte del tamburo è chiamata con un nome che rimanda a parti del corpo femminile.
La cosa che li rende speciali è però il loro legame con la costruzione politica del Burundi precoloniale perché sono il simbolo per eccellenza del potere reale.

Se una volta erano usati quasi solo di fronte al re, con il tempo il loro uso si è un po’ banalizzato.
Oggi i gruppi di battitori sono numerosissimi e offrono spettacoli in tutto il Paese.

Tôle- lamiera

Le lamiere sono utilizzate per la gran parte delle costruzioni e delle case, dove tra l’altro, quando piove forte non si sente quasi più a causa dello sbattere forte delle gocce sul metallo. Sono quasi onnipresenti ed hanno un’importanza economica innegabile.

Negli ambienti più rurali si trovano giovani che dicono che non si potranno sposare fino a quando non avranno abbastanza soldi per comprare le lamiere per costruire la propria abitazione.

A volte, per dire che una strada è molto vecchia e dovrebbe essere sistemata, nell’interno del paese, si dice scherzosamente che sembra fatta di lamiere perché si ha l’impressione di circolare sopra placche ondulate.

Vache – mucca

Non siamo al livello dell’India dove è considerata sacra, però in Burundi la mucca sicuramente è il re degli animali, simbolo di ricchezza, di potere e di prosperità.
Durante i secoli, le relazioni sociali e dei più poveri si sono basate attorno allo scambio di mucche e alle pratiche commerciali e di incremento della propria mandria.

L’importanza della mucca ha radici lontane, ma ancora oggi è tutt’altro che irrilevante: rappresenta un elemento centrale della cultura burundese. Se ne trovano molte sulle colline ed anche nell’suo comune del kirundi è la paraolo o il concetti di mucca è citato comunemente. Le mucche in Burundi si chiamano  ankolé e appartengono alla varietà sanga, molto diffusa in tutta l’Africa orientale.

In kirundi, a dire la verità, esistono decine, se non centinaia, di modi per chiamare le mucche, a seconda dell’età, corporatura, altezza, forma delle corna, colore del manto, svezzamento o fase riproduttiva.
Il termine per indicare le mucche comuni è inka, ma le più notevoli sono le mucche dette inyambo dotate di grossa corna a forma di lira.

Tutt’oggi è ancora possibile vedere mandrie di mucche girare per le strade delle città principali, anche se l’indirizzo preso dai Governi più recenti è quello ci cercare di prendere delle misure più restrittive per farle restare sulle colline o nelle zone rurali.

Ventriotes

Conoscendo meglio il kirundi ci si accorgerà che è una lingua ricca di inventiva ed anche arguta per le sue figure stilistiche, ma anche il francese parlato dai Burundesi è ricco di creatività.

I burundesi hanno creato molto neologismi, tra di questi per esempio è da citare la parola ‘ventriotes’ utile per descrivere la delicata situazione politica in cui il Paese vive da anni: si riferisce a tutte quelle persone che mettono davanti al bene del Paese i propri interesse e un po’ alla volta lo divorano.
Per questa parola ci sarebbe un termine kirundi più poetico, nsumirinda, che è il soprannome dati agli egoisti negli antichi racconti: significa letteralmente ‘cerco di cosa nutrire la mia pancia’.

Véteérinere – veterinario

Nella maggior parte dei locali, sia in città che in collina, a servire i clienti sono due persone: il cameriere che si occupa delle cose da bere e quello che serve i piatti di carne. Quest’ultimo, per gioco, viene spesso chiamato ‘il veterinario’: si tratta di una buona strategia per farsi riconoscere subito e farsi servire velocemente quando si ha fame.

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