In quanto Associazione attiva e impegnata nei temi della salute pubblica globale, riteniamo fondamentale diffondere e analizzare i dati ufficiali che fotografano lo stato di salute del mondo.
Di seguito riportiamo un ampio riassunto del rapporto World Health Statistics 2025 dell’Organizzazione Mondiale della Sanità (OMS) che non è solo una piccola enciclopedia di cifre, ma una bussola che indica dove sono stati compiuti progressi, dove invece si sono fermati e quali sfide urgenti attendono la comunità internazionale.
In un momento in cui gli obiettivi dell’Agenda 2030 (ne parliamo qui) si avvicinano, questa pubblicazione è uno strumento indispensabile per orientare le politiche e gli investimenti verso un’effettiva equità sanitaria.
Di seguito la sintesi dei temi chiave trattati nel rapporto.
1. L’impatto devastante della pandemia e la disuguaglianza nella longevità in salute

La pandemia di COVID-19 ha rappresentato uno shock senza precedenti, azzerando in soli due anni (2019-2021) gran parte dei guadagni in salute accumulati nei due decenni precedenti.
L’aspettativa di vita in buona salute (HALE, Healthy Life Expectancy) a livello globale è regredita di 1,8 anni, tornando ai livelli del 2012.
Le morti direttamente e indirettamente attribuibili al virus, insieme all’aumento della morbilità per disturbi d’ansia e depressione, sono state le cause principali di questo arretramento.
Il rapporto compie anche una differenziazione scomponendo le disuguaglianze nella longevità in salute.
A livello globale, le donne vivono più a lungo degli uomini, ma soffrono di tassi di morbilità più elevati (ad es. per dolore alla schiena/collo, emicrania, disturbi ginecologici e depressivi), che riducono notevolmente il loro vantaggio in termini di HALE.
Le disparità basate sul reddito sono ancora più marcate: nel 2019, il divario nell’HALE tra paesi ad alto reddito e a basso reddito era di oltre 12 anni.
Questo gap è spiegato soprattutto dai tassi di mortalità più bassi nei paesi ricchi per condizioni come le complicazioni perinatali, le infezioni respiratorie, le malattie diarroiche e la tubercolosi.
2. Progressi lenti e insufficienti verso gli Obiettivi Sanitari dell’Agenda 2030

Il quadro generale che emerge è di progressi troppo lenti per raggiungere la maggior parte dei target sanitari degli Obiettivi di Sviluppo Sostenibile (SDG) entro il 2030.
- Mortalità materna e infantile: sebbene i tassi siano diminuiti, il ritmo di riduzione è inadeguato.
Nel 2023, si stima che 260.000 donne siano morte per cause legate alla gravidanza, con il 70% di questi decessi concentrato nella Regione Africana dell’OMS. Per raggiungere l’obiettivo SDG, il tasso di riduzione annuale dovrebbe accelerare in modo drammatico, passando dall’1,6% (2016-2023) al 14,8% (2024-2030). - Malattie non trasmissibili (NCD): il mondo non è in linea con l’obiettivo di ridurre di un terzo la mortalità prematura da NCD.
I miglioramenti hanno subito una netta decelerazione dopo il 2015.
Fattori di rischio come il consumo di tabacco (in calo ma non abbastanza velocemente) e l’ipertensione e il diabete (inadeguatamente controllati) rimangono sfide centrali. - Malattie infettive: i progressi sono contrastanti.
Mentre l’incidenza di HIV e tubercolosi è in calo, i casi di malaria sono aumentati dal 2015. L’epatite B e la resistenza antimicrobica (AMR) continuano a rappresentare minacce significative. - Fattori di rischio e copertura sanitaria universale (UHC-Universal Health Coverage): il mondo non è in linea con gli obiettivi sulla malnutrizione infantile, l’accesso all’acqua e ai servizi igienico-sanitari sicuri (WASH, ne parliamo qui) e la violenza contro donne e ragazze.
Un dato positivo è la tendenza alla riduzione del consumo di alcol pro capite, che potrebbe raggiungere l’obiettivo del -20% entro il 2030.
Sul fronte della copertura sanitaria, 344 milioni di persone sono state spinte o ulteriormente spinte in povertà estrema dalla spesa sanitaria out-of-pocket nel 2019.
3. Il bilancio dei “tre miliardi”: un successo parziale

L’OMS ha tradotto gli SDG in tre obiettivi operativi per il periodo 2018-2025 (GPW13): un miliardo di persone in più che vivono vite più sane, un miliardo in più coperte da UHC, un miliardo in più meglio protette dalle emergenze sanitarie.
Le proiezioni al 2025 mostrano un quadro a macchia di leopardo:
- Vite più sane: obiettivo superato, con 1,5 miliardi di persone in più che vivono più sano, trainato da meno uso di tabacco, migliore qualità dell’aria e accesso a servizi igienici.
- Copertura sanitaria universale: progresso insufficiente. Solo 500 milioni di persone in più avranno accesso ai servizi essenziali senza difficoltà finanziarie, la metà del target.
- Protezione dalle emergenze: progresso sostanziale ma incompleto. 697 milioni di persone in più saranno meglio protette, ma si rimane circa il 30% sotto l’obiettivo del miliardo (OMS, cap. 3).
Il nuovo programma GPW14 (2025-2028) innalza l’asticella con obiettivi assoluti: mantenere in salute 6 miliardi di persone, estendere l’UHC a 5 miliardi e proteggere 7 miliardi dalle emergenze.
4. L’Imperativo dell’equità: il caso esemplare delle vaccinazioni

Il rapporto dedica un capitolo specifico alle disuguaglianze nell’immunizzazione, un esempio lampante di come le disparità socioeconomiche persistano all’interno dei paesi.
La copertura per la terza dose di vaccino DTP (difterite-tetano-pertosse) mostra disuguaglianze mediane a favore dei bambini delle famiglie più ricche (10,4 punti percentuali) e delle madri più istruite (18,7 punti percentuali) (OMS, cap. 4).
Eliminare la disuguaglianza economica nella copertura DTP3 potrebbe aumentare la media nazionale ponderata in 88 paesi dal 76% all’86%, portando milioni di bambini in più a essere vaccinati.
Le barriere all’immunizzazione si concentrano nelle aree urbane povere, rurali/remote, di conflitto e sono fortemente correlate alla disuguaglianza di genere: le regioni con maggiore disparità di genere mostrano coperture vaccinali significativamente più basse.
Conclusione: un appello all’azione accelerata ed equa
I World Health Statistics 2025 dipingono un quadro chiaro: nonostante progressi in alcune aree, il cammino verso la salute per tutti entro il 2030 è seriamente in ritardo.
La pandemia ha aggravato disuguaglianze preesistenti e ha eroso decenni di guadagni.
La sfida ora è duplice: recuperare il terreno perduto e accelerare il passo in modo equo, garantendo che gli interventi raggiungano per primi coloro che sono più indietro.
Questo richiederà leadership politica, investimenti domestici rafforzati, cooperazione internazionale e un impegno rinnovato a costruire sistemi sanitari resilienti e basati sulla cura primaria.
I dati ci mostrano la strada; spetta ora alla volontà collettiva della comunità globale percorrerla.
fonti
World Health Statistics 2025 OMS






