Il piano Mattei è l’iniziativa strategica lanciata dal governo italiano nel gennaio 2024 per rilanciare e ridefinire i rapporti tra l’italia e il continente africano. Prende il nome da Enrico Mattei, fondatore dell’eni e figura simbolo di un approccio alle relazioni internazionali basato sul rispetto delle sovranità locali e sul mutuo beneficio.

Più che un semplice programma di aiuti a fondo perduto, il piano si configura come una piattaforma programmatica integrata.
Lo scopo del programma è quello di superare la logica della “donazione” per approdare a quella del partenariato paritario, dove gli investimenti italiani devono generare una crescita reale e duratura nei paesi partner.

L’obiettivo è posizionare l’Italia come un ponte privilegiato, non solo geografico ma anche politico ed economico, tra l’Europa e l’Africa, coniugando la sicurezza nazionale (energetica e migratoria) con lo sviluppo del capitale umano africano.

Perché analizziamo e pubblichiamo questo studio?

Come Associazione attivamente impegnata in progetti di sviluppo sostenibile, riteniamo importante monitorare le iniziative geopolitiche che modellano il futuro della cooperazione.
Questa analisi nasce per rispondere a tre esigenze primarie:

  1. Contesto operativo: comprendere il quadro strategico entro cui ci muoviamo è essenziale per operare con efficacia.
    Il piano Mattei influenzerà i finanziamenti, le partnership e le priorità di intervento nei prossimi anni.
  2. Analisi basata su fonti certe: per offrire una visione completa e rigorosa, abbiamo analizzato i documenti ufficiali del governo (come il decreto-legge 161/2023) e i report indipendenti della comunità italiana di politica estera (Cipe). Questo ci permette di mappare con precisione gli obiettivi tecnici e le sfide concrete del piano.
  3. Partecipazione informata: crediamo che il dibattito sulle politiche di sviluppo debba coinvolgere tutti gli attori del settore.

La sinergia strategica con l’unione europea

Un punto cardine del piano Mattei, sottolineato nelle fonti ufficiali, è la sua necessaria integrazione con le politiche dell’unione europea.
L’Italia non intende agire in modo solitario, ma punta a fare del piano Mattei il “pilastro italiano” della più ampia strategia europea verso l’africa.

  • Coordinamento con il global gateway: il piano è progettato per essere sinergico con il global gateway, il piano dell’Ue da 300 miliardi di euro per contrastare l’influenza cinese attraverso investimenti sostenibili. La collaborazione permette di sommare le risorse italiane a quelle europee, aumentando l’impatto dei progetti.
  • L’Italia come hub mediterraneo: la sinergia con Bruxelles è fondamentale per trasformare l’Italia in una porta d’accesso energetica per l’intera unione.
    Progetti come i nuovi elettrodotti e metanodotti sottomarini richiedono il supporto politico e finanziario dell’Ue per essere realizzati.
  • Un fronte comune sulla migrazione: agire in sintonia con l’Europa permette di dare forza ai programmi di cooperazione volti a stabilizzare i paesi di origine e transito, rendendo le politiche migratorie non solo una questione italiana ma una responsabilità condivisa a livello comunitario.

I sei pilastri operativi nel dettaglio

Il piano si concentra su sei ambiti di intervento considerati prioritari per innescare uno sviluppo autosufficiente e duraturo:

  • Istruzione e formazione: questo pilastro mira a intervenire sulla scolarizzazione, la formazione professionale e l’aggiornamento dei docenti.
    L’obiettivo è creare competenze spendibili sul mercato del lavoro locale, sostenendo la creazione di centri di eccellenza e promuovendo scambi accademici che permettano ai giovani africani di diventare i protagonisti dello sviluppo nei propri paesi.
  • Salute: l’intervento punta a rafforzare i sistemi sanitari nazionali, rendendoli più resilienti e accessibili.
    Si prevede il miglioramento della medicina territoriale, la formazione di medici, infermieri e tecnici, nonché il potenziamento della prevenzione e dei sistemi di gestione digitale dei dati sanitari, con una particolare attenzione alla salute materna e infantile.
  • Agricoltura: il piano intende promuovere la sicurezza alimentare attraverso la modernizzazione delle tecniche di coltivazione e la meccanizzazione agricola.
    Si punta allo sviluppo delle filiere agroalimentari, al miglioramento della conservazione dei prodotti e alla lotta alla desertificazione, incentivando pratiche agricole sostenibili che possano resistere ai cambiamenti climatici.
  • Acqua: questo ambito riguarda la gestione razionale e pulita delle risorse idriche.
    Gli interventi spaziano dalla perforazione di pozzi alimentati da energie rinnovabili alla costruzione di impianti di dissalazione, fino alla riabilitazione delle reti idriche esistenti e alla promozione di sistemi irrigui efficienti per ridurre gli sprechi e garantire l’accesso all’acqua potabile.
  • Energia: è un pilastro centrale che mira a rendere l’Africa un produttore energetico di rilievo.
    In questo campo si lavora sull’elettrificazione delle aree rurali, sullo sviluppo delle energie rinnovabili (solare, eolico, idroelettrico) e sulla creazione di infrastrutture per l’esportazione di energia verde verso l’Europa, favorendo contemporaneamente l’autosufficienza energetica locale.
  • Infrastrutture: l’obiettivo è potenziare i collegamenti fisici e digitali per facilitare gli scambi commerciali.
    Questo include la modernizzazione di porti, ferrovie e strade strategiche, ma anche l’espansione della banda larga e delle infrastrutture digitali, fondamentali per l’innovazione tecnologica e l’integrazione economica del continente.

Struttura, risorse e geografia

Il piano è gestito da una cabina di regia che include rappresentanti dei ministeri, della cooperazione allo sviluppo, di Cassa depositi e prestiti e di Sace.
La dotazione finanziaria iniziale è di 5,5 miliardi di euro, ma il programma è concepito per agire come un “moltiplicatore”, attirando capitali da fondi internazionali e investitori privati.

I paesi pilota coinvolti nella fase iniziale sono nove:

  • Nord africa: Marocco, Algeria, Tunisia ed Egitto.
  • Africa subsahariana: Costa d’Avorio, Repubblica del Congo, Mozambico, Kenya ed Etiopia.

Sfide e criticità (analisi Cipe)

Dall’analisi della comunità italiana di politica estera (Cipe) emergono alcuni punti di attenzione critici:

  • Sbilanciamento geografico: una forte concentrazione sul nord africa, con meno attenzione ad aree di crisi come il Sahel.
  • Il nesso migratorio: la difficoltà di fermare i flussi nel breve periodo solo attraverso lo sviluppo economico, che a volte può paradossalmente favorire la mobilità iniziale.
  • Coordinamento europeo: la necessità di non agire isolati, ma di integrare il piano Mattei nel più ampio global gateway dell’unione europea.

Conclusione

In sintesi, il piano Mattei è la piattaforma con cui l’Italia prova a giocare un ruolo da protagonista nella nuova geopolitica mondiale.
Rappresenta il tentativo di unire la tutela degli interessi nazionali con una visione di crescita condivisa.
Per la nostra Associazione, seguire l’evoluzione di questo piano sarà fondamentale per cogliere le nuove opportunità di collaborazione e garantire che la cooperazione allo sviluppo rimanga sempre centrata sui bisogni delle persone

fonti
Governo Italiano – Piano Mattei
Cipe – Position Paper

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