Burundi: usi, costumi e modi di vivere

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Il popolo burundese è composto principalmente da tre etnie: Batwa, Tutsi e Hutu.
Nonostante si possano trovare delle differenze nelle rispettive abitudini, così come ci sono delle diversità tra gli abitanti delle città più grandi (Bujumbura in particolare) e la popolazione che vive nelle aree più rurali o collinari, esistono delle pratiche sociali simili in tutto il Paese, che, anzi, ha una comune base culturale abbastanza omogenea per usi e costumi.

Costumi africani e burundesi.

La famiglie e il nucleo famigliare allargato costituiscono la struttura più naturale per la costruzione della propria identità per la gran parte dei burundesi: a partire dalla nascita sino alla morte, passando dalle nozze alle difficoltà di tutti i giorni, la famiglia è il punto di partenza della vita di ognuno.

Allo stesso tempo le persone che vivono più vicine e con cui si è più in contatto, sia nelle città che nelle aree più isolate, diventano dei testimoni privilegiati e dei fedeli amici per tutte le tappe della vita di ogni burundese.

Nascita e onomastico

La nascita è un avvenimento atteso e festeggiato collettivamente dai Burundesi che, per celebrare l’avvenimento, fanno visite, portano regali e si scambiano le felicitazioni.

E’ molto raro che un bambino abbia lo stesso nome di uno dei genitori, con l’esclusione di certe famiglie che, durante il periodo coloniale, hanno scelto di trasmettere il nome ai discendenti in linea con il loro credo cristiano.

Al di là di queste eccezioni, ad ogni bambino viene dato un nome proprio di famiglia (izina) qualche giorno dopo la nascita. Il nome scelto ha sempre un significato particolare in rapporto a più fattori: la storia famigliare o nazionale, le relazioni con il vicinato, le caratteristiche fisiche, il colore della carnagione o il carattere che ci si immagina possa avere.

Questa usanza finisce con avere molte implicazioni sui nomi e sulle loro ridondanza.

Bisogna infatti tenere presente che la gamma delle costruzioni onomastiche è pressochè infinita, poi la scelta è libera e in più ci sono nomi molto scelti, il che fa si che centina se non migliaia di persone abbiano lo stesso nome, ma non per questo bisogna per forza supporre una parentela.

Molti dei nomi scelti vengono dati con il desiderio di proteggere i bambini, in un Paese in cui la mortalità infantile resta un fattore molto significativo.
Per questo, nei nomi, spesso è evocato il potere divino (imana), viene respinta a morte (ugupfa) o, ancora, in certi casi, si ricorre a termini peggiorativi, come per minimizzare l’importanza del bambino e nasconderlo dalla morte e dalle avversità: per esempio si danno dei nomi che li comparano ad essere vili o senza valore.

Questo tipo di nome è detto amazina y’ikuzo, vale a dire ‘nomi che fanno crescere’, dato che dovrebbero consentire ad un bambino di superare i primi anni di vita senza troppe difficoltà.

Più che i nomi di famiglia, che spesso per gli stranieri possono essere difficili da pronunciare e ricordare, sono i nomi di battesimo a colpire i visitatori per la loro rarità e originalità.
La scelta di questi nomi risale ai tempi del colonialismo e dell’evangelizzazione: i nomi scelti però, spesso, sono sconosciuti dagli europei, perchè provengono sì dai testi cristiani, ma dalle parti meno conosciute dagli occidentali.
La scelta, in questo caso, ricade su nomi che portano con sé idee sia di redenzione che di speranza.

Per gli uomini, tra i nomi più scelti sono da citare Melchior, Gaspard, Balthazar, Ildephonse, Tharcise, apolilinaire, Déogratias (Déo), Hermeégilde, Ambroise, Dismas, Athanase, Fiacre Nìvenant, Pamphile, Leonidas e Claver.
Tra i nomi femminili, dove anche in questo caso non manca l’originalità, tra i più scelti troviamo Daphrose, Ephragique, Verdieìanne, Domitille, Immaculée, Espé, Géneérose o Godelieve.

Tra la popolazione musulmana si usa portare in linea generale il nome di battesimo del padre: il più frequente è Mohamed, ma si usano molto anche Hassan, Selemani, Sudi, Radjabu, Shabani, Juma, kìhamisi, Omar, Said o Mamy (molto usato per le ragazze).

I Burundesi, spesso, quando incontrano persone straniere tendono a ‘kirundizzare’ i nomi, per cui il nome occidentale può venire associato ad un corrispettivo simile in Kirundi.

Istruzione in Burundi

L’istruzione dei bambini è lasciata in dote alle donne anche se crescono immersi in un contesto in cui sono coinvolti tutti i parenti, i padri, ovviamente, e il vicinato: tutto per il bene delle trasmissione tradizionale e dello spirito comunitario. A tutto l’ambiente famigliare è lasciato un ampio raggio d’azione per l’educazione durante tutti i prima anni di vita.

Usi e costumi in Africa

Nelle sue forme ufficiali, il sistema d’istruzione – pubblico o privato – è stato ereditato dal periodo della colonizzazione belga durante il quale i missionari cattolici hanno dato le loro norme su tutti le strutture scolastiche ed educative.
Questo periodo ha lasciato delle tracce che resistono fino ad oggi.

Per esempio, tutti gli studenti, fino alla fine degli studi secondari, portano una divisa obbligatoria così come i bambini sono abituati a rispettare rigidamente delle gerarchie: gli insegnanti sono sempre chiamati ‘Madame’ o ‘Monsieur’ mentre il ‘Prefetto degli studi’ viene trattato con profondo rispetto in quanto supervisore generoso di tutto il sistema educativo.

L’istruzione pubblica

L’istruzione primaria, che dura sette anni, è teoricamente obbligatoria, anche se le difficoltà, in questo settore, non mancano. Nonostante ciò, fortunatamente, il numero dei bambini in età scolastica (tra i 6 e i 12 anni) che entra nelle scuole primarie è in costante aumento.

In più occasioni è stato istituito il doppio turno, mattutino e pomeridiano, con il raddoppio delle classi per sopperire all’eccedenza di studenti e alla mancanza di professori.
Ciò nonostante, non è raro che le aule siano sovraffollate, in più le strutture e i locali per l’insegnamento spesso portano ancora i segni lasciati dalla guerra.

E’ inoltre rimarchevole il fatto che se ci sono famiglie di Bujumbura che hanno potuto, negli ultimi anni, offrire ai figli una scolarità in costosi istituti privati, esiste ancora un grande numero di famiglie delle zone rurali rimasto o divenuto incapace di pagare le tasse scolastiche a loro carico per l’istruzione pubblica dei figli.

A partire dal 1973 il Governo ha riformato la lingua dell’insegnamento. All’interno del quadro politico di ‘ruralizzazione’ portato avanti da Micombero, infatti, nei primi anni della scuola primaria, improntati sull’acquisizione delle capacità di lettura, scrittura e calcolo le lezioni si tengono in kirundi, con un’introduzione del francese progressiva durante gli ultimi anni.
Oggi il francese è stato reintegrato nel primo anno di scuola primaria per favorirne l’apprendimento e per fissarne le basi in vista della scuola secondaria dove è la lingua d’insegnamento esclusiva.

Il ciclo secondario, il cui accesso è in costante aumento – quando agli inizi degli anni 2000 vi accedeva soltanto il 33% degli studenti delle scuole primarie -, comprende due grandi rami.

Le discipline umanistiche generali corrispondono al ciclo completo degli studi secondari (inferiori e superiori).
Si tratta di insegnamenti nel campo letterario o scientifico che si distinguono dall’insegnamento di stampo tecnico che prepara gli allievi a mestieri più specializzati (cucito, saldatura o artigianato).
A questi ultimi (detti scuole polivalenti) normalmente, viene indirizzato chi non passa ‘l’esame nazionale’, test che sancisce il passaggio dalla scuola primaria a quella secondaria.

Terminati gli studi superiori secondari molti studenti si indirizzano verso scuole di specializzazione, anche se la maggior parte prova ad entrare all’università, considerata come la via maestra per ottenere un certificato d’omologazione riconosciuto, in realtà consegnato con il conta-gocce dal ministero dell’Educazione.

L’università, in Burundi, è un’istituzione pubblica creata nel 1960 e conta su diversi campus distribuiti principalmente tra Bujumbura, la città più importante, Gitega, la nuova capitale, e Ngozi.
Ospita la maggior parte dei percorsi disciplinari fino al dottorato, anche se in alcuni casi il traguardo delle scuole di dottorato è stato raggiunto grazie alla collaborazione con università occidentali.

Gli studi universitari, tenuti in francese, sono divisi in un primo ciclo di due anni (prima e seconda ‘candidature‘), seguiti da un secondo ciclo di due anni (prima e seconda ‘licence’) il cui conseguimento avviene dopo la discussione di una tesi.
Esiste anche una licenza speciale: si tratta di un diploma che si ottiene dopo il conseguimento della seconda licence che è necessario per abbracciare la carriera dell’insegnamento universitario o per proseguire gli studi all’estero.

Matrimonio

Il matrimonio è un’istituzione sociale che è evoluta parecchio nel corso del tempo sia a causa del processo di evangelizzazione portato dall’estero, sia, più recentemente, con le condizioni di vita imposte dalla guerra e dalla modernizzazione urbana.

L’età in cui ci si sposa ha così iniziato ad arretrare (attorno ai 22-25 anni) e, se da un lato esistono ancora dei matrimoni organizzati, nel senso che rispondono a dei criteri economici o sociali (per esempio nel caso di una situazione dì comodo o per rispettare delle regole vincolanti o del ‘clan’), i matrimoni forzati sono rarissimi.

Alcune condizioni che giustificano il ritardo del matrimonio possono essere l’incapacità da parte dello sposo di pagare la dote per la famiglia della sua futura sposa e l’impossibilità di poter costruire un alloggio per la futura coppia (l’acquisto di lamiere, a questo riguardo, è un passaggio essenziale per la costruzione del tetto e della casa).

Nelle zone rurali, nelle famiglie dove l’allevamento è una componente fondamentale, la dote, ancora ai nostri giorni, comprende una o più mucche. Può anche essere formata da altri beni, come oggetti utili di uso quotidiano o da brocche di birra nelle famiglie più povere.

La preparazione della cerimonia dura varie settimane e coinvolge contemporaneamente entrambe le famiglie delle futura coppia, i loro amici e anche alcuni membri del vicinato che per l’occasione creano un comitato per l’organizzazione della festa (sono detti ‘les comitards‘).

Il matrimonio non unisce per la vita solamente due persone, ma anche le rispettive famiglie si trovano legate da impegni sociali e, in senso più ampio, è coinvolta tutta la comunità più prossima che è sia testimone che in qualche modo garante del matrimonio.
Il cambiamento di stato civile in realtà, nel matrimonio, è meno importante della cerimonia religiosa e della stessa festa.

Sulle colline le feste si fanno spesso nei momenti di pausa dell’attività agricola, come nei mesi della stagione secca, e attirano molte persone dalla vicinanze in spettacoli riservati proprio per questo scopo.
Nelle aree più urbanizzate, come Bujumbura, ci sono luoghi privilegiati per l’accoglienza degli ospiti, uno tra questi è sicuramente il lago Tanganica. All’ingresso dell’ex capitale, poi, si può vedere una grande rotonda al cui centro c’è un grosso albero, chiamato ‘albero dell’amore’, davanti al quale si fermano le processioni nuziali: questo è uno dei punti principali dove immortalare i momenti più simbolici della cerimonia.

Nonostante la grande importanza che riveste il matrimonio nella società burundese, il divorzio è contemplato, anche se non accade frequentemente come nei paesi occidentali.

Usanze africane.

Il lutto

La morte, al pari del matrimonio e del parto, è un avvenimento familiare molto sentito, che si condivide con i parenti, gli amici e il vicinato.
I morti vengono interrati in tempi abbastanza brevi, di solito in posizione accovacciata, sul lato destro, vale a dire in senso inverso rispetto alla posizione che assumono le persone vive quando dormono.

Il lutto di solito comprende un periodo che va da una settimana a dieci gironi; in questo lasso di tempo la famiglia del defunto riceve visite e non dovrebbe, teoricamente, uscire di casa, lavarsi e dovrebbe astenersi dai lavori domestici.

In seguito si susseguono due cerimonie per ‘l’eliminazione del lutto’.
L’eliminazione del lutto parziale (guca amazi ‘andare in acqua’), segna la fine del primo periodo.
A partire da questo momento, i membri della famiglia del defunto possono lavarsi e riprendere le abituali attività che svolgono fuori dall’abitazione, anche se continuano a seguire alcune prescrizioni, soprattutto per quel che riguarda gli abiti da indossare.

L’eliminazione del lutto definitiva (kuga nduka ‘rimuovere il lutto’) avviene un anno dopo il funerale.
Questa è l’occasione per una grande cerimonia e per un importante discorso pubblico, ed è anche il giorno in cui vengono regolati tutti i litigi remasti in sospeso in seguito alla scomparsa del defunto (la condivisione delle terre e dei beni).

Le cerimonie di eliminazione del lutto, parziale o definitiva, creano una grande eco ed hanno grande risonanza tanto che sono annunciate quotidianamente nelle radio locali (negli avvisi e comunicazioni) e risuonano come una lunga litania dei nomi dei defunti e dei luoghi dove si riuniscono i loro conoscenti.
Lo scopo di questi messaggi è di permettere ad ognuno di sapere quando e come arrivare nei luoghi di ritrovo.

Oggi, per ragioni sia economiche ma anche per questioni più pratiche, le cerimonie di eliminazione del lutto parziali e definitive sono sempre di più celebrate lo stesso giorno.

Pratiche comuni

I discorsi

Tutte le manifestazioni sociali (nascita, matrimonio, decesso, visite famigliari, consegna del diploma…) cominciano con un discorso di circostanza (ijambo): le persone che li tengono si alternano secondo un ordine definito a seconda di una gerarchia generazionale e sociale.
Questi discorsi, tenuti in Kirundi e ascoltati sempre con molto rispetto, possono essere più o meno lunghi e fanno parte dei comportamenti comuni e previsti di ogni cerimonia.

La festa

Nelle stesse cerimonie in cui vengono pronunciati i discorsi introduttivi, in seguito, a seconda delle circostanze, ci sono momenti di festa in cui si beve, si balla e talvolta si fanno canti.
I Burundesi poi, nei momenti di svago, amano molto bere insieme delle birra, bevuta con calma da brocche o da bottiglie di vetro: si tratta di una pratica comunissima e ampiamente condivisa.

Cerimonia dell’alzabandiera

Tutte le mattine, alle 7,30, nelle istituzioni statali e nelle scuole ha luogo l’alzabandiera: si tratta di una cerimonia obbligatoria. L’atmosfera è piuttosto solenne, anche se il rituale non dura più di cinque minuti.

I lavori per la comunità

Ogni burundese è tenuto a svolgere obbligatoriamente dei lavori in favore della comunità per qualche giorno all’anno. Giunti fino ai nostri giorni come lontana eredità de periodo coloniale, questi servizi sono portati avanti come progetti benefici in favore di tutta la comunità.

Fare la siesta

Un buon numero di burundesi, in particolare modo nelle città, si concede, verso l’ora di pranzo, un piccolo riposino di circa 30 minuti. Come dicono loro, ‘siestano. Durante questa pausa è meglio non farsi vivi e non disturbare o telefonare: non va mai bene infastidire un ‘siestante‘.

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