Burundi e sanità

Rapporto OMS African Regional Health:

La salute della persona

L’Africa affronta la crisi di salute pubblica più drammatica al mondo. Un rapporto dell’OMS (Organizzazione Mondiale Sanità), fornisce un’analisi completa sulle questioni fondamentali della salute pubblica e dei progressi che in quest’ambito si sono compiuti nel continente africano.

In Africa vive circa l’11-12%% della popolazione mondiale, numero in costante crescita. L’Aids continua a imperversare: il 60% della persone che abitano il continente vive con il virus dell’HIV. I casi trattati efficacemente sono solo una minoranza.
Più del 90% dei casi di malaria che si verificano ogni anno (500 milioni) avvengono in Africa, colpendo soprattutto i bambini con un età dai 5 anni in giù.

Il rapporto attesta come dei 20 paesi con il più alto tasso di mortalità al mondo, 19 sono africani, la cui Regione possiede il più alto tasso di mortalità globale.

I bisogni sanitari per la maggioranza delle persone restano insoddisfatti: è solo il 58% della popolazione dell’Africa sub-sahariana che ha accesso a risorse idriche sicure.
Alcune malattie croniche quali il diabete, l’ipertensione e disfunzioni cardiache sono in aumento, mentre una delle principali cause di morte della Regione sono le lesioni traumatiche.

Secondo il rapporto, la maggioranza dei Paesi africani sta attuando progressi significativi contro la prevenzione delle malattie infantili prevenibili. La poliomelite è stata quasi eliminata del tutto, mentre i casi di morbillo, rispetto al 1999, sono diminuiti di più del 50% e 37 paesi hanno raggiunto il traguardo del 60% o più di popolazione infantile vaccinata contro questa malattia.

Secondo Luis Gomes Sambo, direttore dell’Ufficio regionale Oms per l’Africa, i governi africani, se vogliono continuare a fare progressi per la salute della Regione, devono impegnarsi con costante forza e decisione nell’accrescimento e nel miglioramento dei sistemi sanitari.
Le sfide da compiere e in cui lanciarsi sono conosciute, ma non può mancare la consapevolezza degli ostacoli posti dallo stato dei sistemi sanitari africani verso un’adozione sempre più ampia delle soluzioni evidenziate dall’analisi operata dall’OMS sul continente africano.


Il Burundi – situazione sanitaria

Il Burundi, secondo una serie di indici, è una delle nazioni con la situazione medico-sanitaria peggiore.

Come nella grande maggioranza dei Paesi Africani, la popolazione è molto giovane: l’età media è di 17,2 anni. Per questo motivo, uno dei problemi sanitari che ha il maggior peso è la salute materno infantile.
L’elevata mortalità materna comporta un aumento di povertà e disuguaglianza. La morte della madre fa crescere da 50 a 1000 volte la non possibilità per un bambino di riuscire a superare la maggiore età, mentre la morbilità infantile è una delle principali cause di morte precoce. Nonostante uno delle situazioni clinico-sanitarie per la popolazione tra le peggiori al mondo, il Burundi si caratterizza per la scarsa presenza di operatori della salute.

Lo stato sanitario in Burundi

Il sistema sanitario del Paese è poco sviluppato ed ancora poco accessibile alla grande maggioranza della popolazione vulnerabile.

Dal 2003 i centri sanitari e gli ospedali operano in regime di (parziale) autogestione.
La partecipazione della popolazione al finanziamento dei servizi e’ sostanziale. I pochi sistemi assicurativi presenti (di tipo mutualistico) sono spesso insolventi.
Non si conoscono dati sicuri sul numero di medici ed infermieri. Attualmente è ipotizzabile che esista 1 infermiera ogni 7.000 abitanti e 1 medico ogni 25/30.000.
Si stima che l’80% dei medici del Paese operi a Bujumbura.

La popolazione nella grande maggioranza non ha alcuna previdenza sociale e pertanto (tranne gli indigenti) deve corrispondere personalmente le spese per le cure ospedaliere e ambulatoriali.
Dal 2010 le spese di ospedalizzazione sono gratuite per le donne gravide e i bambini sotto i 5 anni. Nel Burundi le principali malattie restano quelle trasmissibili e causate dal contagio inter-umano o dall’inquinamento ambientale.

Nell’intero Paese la malaria è largamente diffusa: si stima che un abitante su 3 sia colpito dalla malattia.
Spesso i ceppi dell’infezione sono resistenti alla clorochina e solo una minoranza degli abitanti ha accesso alle terapie più moderne.
Nel Paese la febbre gialla è endemica: si tratta di una febbre emorragica virale che si trasmette attraverso zanzare infette.
Le malattie sono facilmente trasmissibili tramite l’assunzione di cibo e l’acqua.
Sono comuni malattie di tipo diarroico, comprese le epidemie di colera. In Burundi si verificano regolarmente casi di meningite.

Il virus dell’HIV è molto diffuso; secondo l’UNAIDS, il 2,5% della popolazione adulta (15-49 anni) risulta positivo all’HIV, associato ad un aumento dei casi di tubercolosi. Il diffondersi dell’AIDS ha un impatto molto pesante sulle comunità, anche in zone rurali.

La mortalità tra i bambini al di sotto dei 5 anni è stimata al 169/1000 contro una media per l’Africa del 114/1000.
La mortalità materna è di 970 morti materne per 100.000, doppia della pur grave media per l’Africa.
Le maggiori cause di morbilità’ e di mortalità includono oltre alla malaria, le malattie acute dell’albero respiratorio, le malattie infettive intestinali, la tubercolosi e la malnutrizione.

Considerevole è anche l’inquinamento domestico provocato principalmente dalle scarse condizioni igieniche quali la mancanza di fognature e dai fumi di combustione dei bracieri sprovvisti di canne fumarie.

Uno delle situazioni significativamente più carenti è la grave scarsità di iniziative formative impostate ragionevolmente ad un livello culturale tale da poter incidere su un lungo periodo. Il gap di conoscenze e di qualità assistenziale tra le popolazioni dei paesi sviluppati e quelle dei paesi in via di sviluppo in tal modo continua a crescere.