‘La voce nella cura’

 

Un nuovo progetto per rafforzare la relazione tra madre e neonato prematuro nel Centro KMC di Ngozi

Ogni bambino, ancora prima di nascere, impara a riconoscere una voce: quella della sua mamma.

Nel corso della gravidanza quella voce lo accompagna quotidianamente. Ne percepisce il ritmo, le inflessioni, le emozioni. È una presenza familiare che continua anche dopo la nascita, diventando uno dei primi strumenti attraverso cui il bambino costruisce la relazione con il mondo.

Quando però la nascita avviene troppo presto, questo percorso viene improvvisamente interrotto.

Il ricovero in un reparto di neonatologia è spesso un’esperienza difficile sia per il neonato sia per la madre. La fragilità del bambino, la necessità di cure specialistiche e l’ambiente ospedaliero possono rendere più complesso l’avvio di quella relazione che, nei primi giorni di vita, rappresenta un bisogno fondamentale per entrambi.

Per questo motivo la Kangaroo Mother Care (KMC) ha introdotto un cambiamento importante nella cura dei bambini prematuri.

Il contatto pelle a pelle restituisce alla madre un ruolo centrale e offre al neonato calore, sicurezza e vicinanza, favorendo non solo la stabilità clinica, ma anche la costruzione del legame affettivo.

La relazione, infatti, non è un elemento accessorio della cura.

È parte della cura stessa.

Da questa convinzione nasce una nuova riflessione che l’Associazione Amahoro desidera sviluppare presso il Centro KMC dell’Ospedale di Ngozi.

L’idea è semplice: accanto al contatto pelle a pelle, anche la voce della madre può diventare uno strumento prezioso per accompagnare il percorso di cura.

Parlare al proprio bambino, raccontargli una storia, sussurrargli parole di conforto o cantare una ninna nanna sono gesti antichi quanto l’umanità. Non richiedono strumenti particolari né competenze specifiche. Sono gesti spontanei attraverso i quali ogni madre comunica presenza, protezione e amore.

Negli ultimi anni numerose ricerche hanno evidenziato come la voce materna rappresenti uno stimolo affettivo importante anche per il neonato prematuro. In particolare, il canto sembra favorire un clima di serenità, sostenere la relazione madre-bambino e aiutare la madre a vivere un ruolo più attivo durante il periodo del ricovero.

Esperienze come Nati per Leggere e Nati per la Musica hanno contribuito a diffondere questi principi, promuovendo la lettura ad alta voce, il racconto e il canto fin dai primi mesi di vita. Il loro messaggio è semplice: ciò che favorisce lo sviluppo del bambino non è soltanto lo stimolo cognitivo, ma soprattutto la qualità della relazione costruita con gli adulti che si prendono cura di lui.

Questa esperienza rappresenta una preziosa fonte di ispirazione anche per il percorso chela nsotra Associazione desidera avviare a Ngozi.

Non si tratta, tuttavia, di trasferire un modello europeo nel contesto africano.

Al contrario, l’obiettivo è valorizzare una ricchezza che appartiene già alla cultura del Burundi.

 

progetti amahoro
la cura nel canto

Il canto accompagna da sempre la vita delle famiglie burundesi. È presente nelle celebrazioni, nei momenti di lavoro, nelle occasioni di festa e nei momenti di difficoltà. Anche le ninne nanne e i canti tradizionali fanno parte del patrimonio culturale attraverso cui le madri accolgono i loro figli.

L’idea è quindi quella di riportare questo patrimonio all’interno del percorso di cura del neonato prematuro.

Non come semplice attività ricreativa, ma come occasione per rafforzare la relazione tra madre e bambino, sostenere il benessere psicologico delle mamme e rendere ancora più ricca l’esperienza del Kangaroo Mother Care.

La proposta prenderà avvio attraverso momenti di canto condiviso tra le mamme presenti nel reparto KMC, utilizzando melodie della tradizione locale e valorizzando la voce come primo strumento di comunicazione, di vicinanza e di relazione.

È un progetto che nasce dall’incontro tra evidenze scientifiche, pratica clinica e cultura locale.

Un progetto che non aggiunge nuove tecnologie, ma riscopre una risorsa che ogni madre possiede già: la propria voce.

Perché nessuna apparecchiatura, per quanto sofisticata, potrà mai sostituire ciò che un bambino riconosce fin dall’inizio della sua vita: la presenza della madre.

Con “La voce nella cura”, Amahoro desidera aprire un percorso che sarà costruito insieme alle mamme, agli operatori sanitari e a tutti coloro che vorranno contribuire con idee, esperienze e sensibilità.

È un progetto semplice, ma ambizioso: mettere ancora più al centro la relazione umana, riconoscendo che, accanto alle competenze mediche e infermieristiche, anche una voce, una ninna nanna e un gesto di tenerezza possono accompagnare il cammino di un bambino nato troppo presto e della sua famiglia.

Perché ogni bambino ha bisogno di cure competenti.

Ma ogni bambino ha anche bisogno di sentire, fin dai primi giorni della sua vita, la voce che lo accompagnerà per i primi anni della sua vita.

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